Sandrino Carrea non sente freddo

carrea coppi magni

 Il 13 gennaio 2013 ci lasciava Sandrino Carrea. Questa mattina al cimitero di Cassano Spinola, dove è posta anche la tomba di un altro eroe delle due ruote, il primo Campionissimo del ciclismo, Costante Girardengo, la famiglia Carrea insieme con tanti amici lo ha ricordato come ogni anno. Noi lo facciamo anche qui, su questo sito, voluto dal suo amico Fiorenzo Magni… Con un ricordo vivo. Un racconto di uno dei tanti incontri, di gennaio, quando tutti si va in un modo o nell’altro in pellegrinaggio a Castellania, luogo sacro per il ciclismo e per le amicizie che pedalano nella storia. Laddove certe anime sono eterne. Anche quella di Carrea, di Milano, di Magni, di Martini e di Ballerini. Ed è un ricordo “solo” del 2010. Ciao Sandrino: tu che non sentivi il freddo perché Il Fausto ti chiamava orso…

Castellania, Gennaio 2010 – Mentre in tremila salgono su per Castellania, per dare inizio e fine alle cerimonie – cinquantanni dopo – in memoria del Campionissimo, attorno a quella breve collina, fra Tortona e Novi Ligure e Pozzolo Formigaro, la terra ghiaccia per il forte vento. E tu non sai se partecipare. Non vuoi comprare il biglietto. Rifuggi l’accredito. Non punti alla prima fila. Ai posti numerati alla Santa Messa. Te ne stai lì, ad osservare da lontano. Con gli occhi gonfi e il cuore che pompa. Ricordi. E lasci scorrere, diversamente, questo fiume di gente venuto per Fausto Coppi. Di nuovo.

Quel mondo è una terra e un cuore, di varia natura. E’ Piemonte invaso da anime, di vario genere. E’ il mondo passato e presente di questo 2 gennaio 2010 che arriva per tutti. E’ stessa aria, diaccia, persino in Toscana, da Bartali, gente che partecipa allo stesso modo – brontolando o con una battuta – a questo ennesimo lutto. Te lo ricorda il Ballero, Franco Ballerini (ciclismo moderno), il ct della nazionale di oggi che sceglie in questo giorno di rimanere accanto a Gino (del resto bisogna scegliere: o Coppi o Bartali). Ma lo fa per ricordare anche lui il grande Fausto. “Alfredo Martini (il predecessore, ndr) è salito a Castellania”, ti dice al telefonino, “Chiamalo, sarà contento di vederti”.

coppi carreaE tu lo chiami ma non partecipi al lutto, al ricordo collettivo. Resti in cima e l’osservi, questo mondo. Il dolore non fa più male. Si fredda e allo stesso tempo scalda, perché diventa ricordo. E festa per tutti. Per tutti questi gregari che Coppi non ha mai conosciuto. Per quelli a cui il grande Fausto ha fatto scrivere un grazie, un ciao, un augurio, con l’autografo da imitare. Come facevano, all’inizio, i fratelli Rota di Pozzolo, e alla fine, un po’ tutti… Tutti quelli che al mito si attaccano. Per amore, per fantasia, per passione di ciclismo o di fama. Per esserci. Anche loro. Anche cinquantanni dopo. Per rendere omaggio e sopravvivenza, a un uomo campione e al fragile eroe che rassomiglia tanto a qualcuno di noi. A tutti. Oppure a nessuno.

Dei gregari, quelli veri, di Coppi, qualcuno partecipa alla festa in silenzio. Altri si danno anche stavolta il cambio. Ettore Milano, resta a casa a regolare il battito del suo cuore “provato” dall’ennesima macchinetta cucitagli addosso da un cardiochirurgo. Ma c’è “nasone” Sandrino Carrea a tenere banco e botta per tutti. Carrea partecipa alla presentazione di un nuovo libro (“Fausto Coppi, gli anni, le strade” di Gianni Rossi), a Tortona, in una sala affollata di innamorati. Di Coppi.

E ti regala qualche battuta delle sue e nuovi aneddoti per scaldarti dal freddo di questo ciclismo. Che è orfano di Coppi. Checchesenedica. E se ne scriva. Ma lui incalza:

carreaChe freddo oggi – dice Carrea – e lo dico io che il freddo non l’ho sentito mai, in bicicletta. Fausto mi diceva che ero incrociato con un orso, perché non mi coprivo mai quando c’era da pedalare. E del resto, facevo già tanta fatica così, carico com’ero di fango, su quelle strade… Come quella volta sullo Stelvio, che avevo la vista che lampeggiava: era forse la cotta? E il Koblet era da attaccare e noi si pensava solo a mietere il grano, se ne cresceva per strada, durante la corsa…
E poi, tanta fatica per arrivare sul podio, al Giro di Francia, per i quattrini, certo, per la pagnotta ma anche per farsi dare un bacio dalla miss. Ce le avevamo anche noi le miss, a quei tempi. Quella era lì per questo. Per tutti, mica solo per il Coppi e per il Koblet. Se stava lì, al traguardo, voleva dire che potevo prendermelo anche io quel bacio…” 

Dei gregari, quelli veri, ce né uno che se ne sta in collina, in silenzio. E’ ancora offeso, da cinquantanni circa, perché alla Carpano Coppi non lo vollero più. El Peder Nascimbene se ne sta mogio mogio a casa, in curva, a Borgoratto Mormorolo. Ha festeggiato da pochi giorni i suoi ottantanni. “M’han dit che l’è propi bela la mostra fotografica di Tortona (a palazzo Guidobono, “I tortonesi raccontano di Fausto”, ndr). Ancora una mostra sul Fausto… Che ricordi! Magari convinco mia figlia e mi ci faccio portare. Io che il ciclismo l’ho spento da tempo. L’ho chiuso in cantina. E lo riaccendo solo alla tv, quando c’è il Giro o il Tour. Ma quanto soffrire ho fatto. Quanto patire per la mia storia. Quando mi lasciarono a casa dalla squadra del cuore… Perché era tutto correre per Fausto Coppi”.

Non secca, non fredda, non cuoce, non scuoce. La passione per il Campionissimo resta intatta. Ferita. Tradita. E hai voglia a chiamare la festa. C’è sempre qualcuno che resta deluso. Non placa. Ma resiste. A tutto, al tempo. Alla voglia di scrivere ancora e ancora “W il Campionissimo”, “W Fausto Coppi”. Al chilometro zero. Di Castellania. Riposa campione, che non arriva mai l’ultimo traguardo per i grandi. Perché questo è il loro destino: sono costretti a vincere ancora. Di più. Per sempre.

Castellania al chilometro zero. Da un ricordo pubblicato su http://club.quotidiano.net/ LUN, 04/01/2010.

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